Il Progetto di Ricostruzione del Corto Circuito: la Permacultura come alternativa alla delibera 140

Il csoa Corto Circuito apre il cantiere per ricostruire il padiglione andato completamente distrutto dall’ incendio del 2012.

A quanti e quante vogliono sostenerci, offrendoci tempo, competenze e suggerimenti, offriamo un cantiere che parla di pratiche di autogestione e di autogoverno, dove le visioni di un altro modo di costruire e vivere il territorio si trasformano in pratiche quotidiane.

Realizzeremo infatti un’ autocostruzione in legno e paglia che ha caratteristiche di basso impatto ambientale, termicamente autonoma, fono assorbente, con un sistema di fito depurazione  per il riutilizzo dell’acqua in funzione dell’impianto idrico dell’orto.

Vogliamo uscire dalla logica della resistenza e della difesa dell’esistente per compiere un salto in avanti attraverso le pratiche collettive e territoriali , quali Cinecittà Ben Comune, Carovana delle Periferie, Roma non si vende, Diritto all’abitare.  Sono proprio queste pratiche condivise la forma per avviare un processo di ricomposizione sociale e culturale che porti alla costruzione di un rete di relazioni che con determinazione si opponga ai grandi progetti speculativi che devastano i nostri territori e non rispondono alle reali esigenze dei cittadini che invece necessitano di un ragionamento su come risolvere il problema alloggiativo, dell’accesso al lavoro, alla sanità, all’istruzione e al rispetto dell’ambiente.

Per questo il nostro cantiere parte dal basso e nelle pratiche trova la forza per mettere al centro i bisogni della gente. Bisogni che oggi vengono con forza negati dagli amministratori, attenti solo a mantenere il pareggio di bilancio e ad attuare la privatizzazione di tutti i servizi,  andando contro gli interessi dei settori popolari e quelli impoveriti e penalizzati dalla crisi, anche quando si esprimono a gran voce come successe per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua.

Partiamo dal nostro territorio per affermare l’ importanza della periferia che non può più essere solo un quartiere dormitorio, privo di sevizi, cultura e spazi sociali, ma una periferia che propone alternative come la Tenda che diviene punto di aggregazione, Mensa popolare e ambulatorio sociale, la difesa del parco di centocelle dalle servitù militari e la valorizzazione archeologica  degli spazi verdi come volano per un reddito e un lavoro ai/alle disoccupati/ e, la riapertura dell’Asilo pubblico in via Opita Oppio, e la difesa delle vertenze dei lavoratori e dei senza reddito come l’esperienza di Officine Popolari sul nostro quadrante e per ultimo la difesa del diritto alla casa e all’abitare. L’autorganizzazione e l’autogestione come alternativa al Fiscal Compact, al commissariamento, alle privatizzazioni e alla politica dei partiti.

Quindi proponiamo alla città un doppio cantiere: il primo crea una struttura eco-sostenibile, il secondo vuole arrivare a un laboratorio sociale e politico che produca quelle pratiche dal basso che controllino chi amministra le città divenendo la voce degli ultimi.

 

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